"L'uomo del disastro - l'angelo, l'infanzia e Antonin Artaud"  il nuovo libro di Christian Bobin fresco di stampa finalmente tra le nostre mani. Ringraziamo la traduttrice Maddalena Cavalleri, per il suo lungo e paziente lavoro, Valentina Sansò per la splendida veste grafica, Andrés Neumann per la preziosa introduzione, Stéphanie Bouille per il lavoro redazionale, e Caterina Piccione per aver cucito un filo di parole tra Bobin e Artaud. Il libro, scritto trent'anni fa (ci sono libri che non hanno scadenza) è ispirato da e dedicato a Antonin Artaud, ma più in generale è un libro sulla vertiginosa forza dell'infanzia non come età, ma come stato dell'essere.

Se state pensando a un regalo per Natale, se pensate a un libro, a una scrittura che non sia convenzionale... regalate o regalatevi questo gioiello di poesia pura.

Sino al 9 Gennaio sconto del 20% su tutti i libri dell'autore.

 

Come parlare ai matti, ai morti,

ai bambini, alle chimere?

Come parlarti? Lo ignoro.

Forse, per non mentire più,

raccontare una storia.

Una leggenda perchè si popoli

il sepolcro dei pensieri.

Una favola per addolcire la notte.

 

dall'introduzione di Andrés Neumann

Christian Bobin ci propone di avviarci assieme a lui in un viaggio immobile, in una danza sulla musica silenziosa e misteriosa del nostro cuore e del nostro respiro, lui con la scrittura e noi con la lettura, in ambiti che conosciamo bene ma che raggiungiamo con molta difficoltà: la lentezza dell’infanzia, le sensazioni degli elementi sulla pelle: pioggia, sole e vento, le soglie che dividono abbondanza da scarsità, i vivi dai morti. Si possono allora aprire paesaggi di bellezza e inquietudine folgoranti. Ma prima di ogni altra cosa egli ci aiuta ad affinare la sensibilità all’ascolto (…) Un libro è un cuore che batte nel petto di qualcun altro, e quello di Christian Bobin finirà inevitabilmente per battere nel nostro (...) Parole dette nel totale silenzio della scrittura, e sentite nella solitudine della lettura, possono consentire una condivisione di rara potenza. Tutti abitiamo un luogo più profondo di quello che la società umana ci fa credere. Bobin e Artaud sono maestri nel ricordarcelo.   

 

dalla postfazione Bobin e Artaud di Caterina Piccione

Dove si toccano poesia e teatro, là si incontrano Bobin e Artaud. Sulla soglia dell'esperienza muta, dove si intrecciano urlo e sussurro.  Artaud urla l'impossibilità di tradurre i propri pensieri in parole. Bobin gli sussurra, piano, che è possibile. Bobin cerca di far parlare Artaud, trovando una voce per lui che sia in contatto con il mondo della vita. Lo vede vivere in un deserto, e gli porta acqua fresca. Per non allontanare la follia di Artaud in un ideale estetizzato, Bobin gli mette a disposizione il suo linguaggio, riuscendo a recuperare la missione che ha spinto Artaud lungo tutta la sua vita: il senso di una scrittura poetica come scrittura del corpo. 

 

 

 

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