Dario Muci Sulu
  

(coedizione AnimaMundi e Kurumuny, 2011)

Dopo l’esperienza di sperimentazione con l’etno jazz di Mandatari, Muci sceglie qui uno stile acustico, che ritorna alla tradizione musicale del meridione d’Italia per raccontare il suo Sud, senza però rinunciare a misurate tessere blues e jazz. L’amore profondo per la terra che vive da sempre lo rende sensibile verso la faccia scura del Sud, e in particolare del Salento. Quella lontana dalle bandiere blu e dall’edonismo estivo, quella dei mali eterni e irrisolti, a cui se ne aggiungono di nuovi come le difficili condizioni dei migranti. E proprio la sofferenza che ne scaturisce lo spinge a denunciare «le sue spiagge libere che appartengono ai privati del Sud / le terre abbandonate, le coste deturpate dal cemento / e le facili concessioni con i permessi dello stato».
Un impegno sociale per cui compone (Il mio sud, Tre doni) e reinterpreta alcuni classici della canzone di denuncia, sia tradizionali (Canto di carcere, l’America) sia d’autore (Quistione meridionale, della fervida intellettuale salentina Rina Durante, La ballata de li porci e Soccu vonnu del cantautore siciliano Pino Veneziano).
Sulu è accompagnato da un libretto di 45 pagine (brossura 13x17) con interventi di studiosi, musicisti, scrittori e degli editori sull’autore e sulla cultura popolare salentina.
Per la sua pubblicazione hanno collaborato due realtà editoriali salentine complementari.
L’etichetta indipendente AnimaMundi è proiettata verso il presente della tradizione e impegnata a perpetuarla nella modernità, in equilibrio tra musica popolare e world music (con in catalogo alcuni tra i più importanti artisti pugliesi, come Officina Zoè, Ghetonìa, Tonino Zurlo, Mascarimirì, Enza Pagliara, Anna Cinzia Villani, Raffaella Aprile, Insintesi, Rossella Piccinno), mentre la casa editrice Kurumuny documenta e ripropone i tesori della cultura popolare, attraverso un vasto repertorio di studi, racconti, documentari, poesie e canti dei portatori della musica salentina (Ernesto de Martino, Antonio Verri, Cecilia Mangini, Gianfranco Mingozzi, Rossella Piccinno, Uccio Bandello).
 

 

 
 

 

Track list:
1. Tre doni
2. La ballata di li porci
3. Quistione meridionale
4. Lu tristu furese
5. Soccu vonnu
6. Canto di carcere
7. Il mio sud
8. L'America
9. Jundulu di mare
 
 
Musicisti:
Dario Muci, voce e chitarra
Valerio Daniele, chitarra acustica ed elettrica, tar, kazoo, glockenspiel
Rocco Nigro, fisarmonica
Emanuele Licci, chitarra classica, voce
Raffaella Aprile, voce
Marco Bardoscia, contrabbasso
Fiore Benigni, organetto
Mauro Semeraro, mandolino
Paolo Rocca, clarinetto, clarinetto basso
Marco Tuma, armonica
Angela Cosi, arpa
 
 
Interventi di
Eugenio Imbriani
Antonio Errico
Luigi Chiriatti
Sabrina Chiarelli
Umberto Leone
Valerio Daniele
Dario Muci

 

Rassegna stampa:

 

Puglia: via dalla pazza pizzica
Recensione di Ciro de Rosa
da Il giornale della musica, novembre 2011

"[...] Muci veste i panni di cantastorie, mettendo a frutto anni di ricerca ed ascolti di testimoni della tradizione locale e dei magistrali cantaturi meridionali. Il canto aspro della sua Tre doni apre questo formidabile disco acustico - dove meritoriamente non c'è traccia di pizziche - costruito su linee melodiche essenziali, con incastri timbrici accurati, che ricamano sulla duttile voce dai toni ora dolci, ora ironici, ora rabbiosi. Accanto alla visione di un Meridione sfigurato di Il mio sud e alla ninnananna Jundulu di mare, Muci propone le sagaci ballate di Pino Veneziano, misconosciuto autore di Selinunte, il classico di Rina Durante Quistione Meridionale e tre tradizionali salentini, materiali ben conservati nella memoria popolare, ma trascurati da certa asfittica e fossilizzata riproposta locale che proietta una lisa immagine musicale del Salento". 


“Sulu”, il dialetto che unisce
Intervista a Dario Muci di Pasquale Rinaldis
da IlFattoQuotidiano.it (04.07.2011)

"Cosa ti piacerebbe che l’ascoltatore percepisca delle tue canzoni? Qual è il messaggio che intendi comunicare con la tua opera?
Sulu dà voce ai soli, alle persone sfruttate, derise, agli ultimi, quelli che non contano. “Sulu” perché l’emigrazione o l’emarginazione ti portano a stare da soli ; “Sulu” perché in questi centocinquant’anni, il Meridione è sempre stato considerato tale. “Sulu” perché sono soli gli extracomunitari che lavorano in Italia, specialmente nel Sud, dimenticati dal governo nazionale e locale. L’importante è che a noi non manchino le angurie e i pomodori a tavola. Vorrei che l’ascoltatore percepisse dal mio lavoro la gravità dei problemi trattati, e vorrei dare spunto per una crescente indignazione di fronte a tutte le ingiustizie che ci circondano".

 

Sulu: il ritorno dei cantastorie
di Raffaele Gorgoni
TGR Puglia, Rai 3

 

 

 

Per me la pizzica è vita
Intervista a Dario Muci di Luca Ferrari
da Folk Geneticamente Modificato

"Come lavori un brano della tradizione? Soprattutto se raccolto ‘sul campo’, quindi derivato dalla oralità?
Prima di tutto incontro gli anziani e le anziane nelle loro abitazioni o nei luoghi dove lavorano. Dalle domande che propongo, prima di passare ai canti, cerco di capire l’autenticità dei loro racconti (a volte mi accorgo che non tutti gli anziani sono dei cantori, ma si avvicinano alla tradizione solo perché è la moda del momento) facendo un’intervista vera e propria, parlando del loro passato, delle loro origini, dei loro lavori, dello stato sociale in cui hanno vissuto per arrivare alla loro vera passione per i canti di tradizione tramandati oralmente".


Recensione di Luca Ferrari
da Folk Geneticamente Modificato

"Siamo convinti che questo album è destinato ad imporsi come uno dei lavori più significativi d’ambito folk/popolare dell’ultimo decennio. Anima Mundi, la brillante etichetta di Otranto che si è affermata negli ultimi anni per aver pubblicato, tra gli altri, perle assolute quali i dischi di Tonino Zurlo e Ghetonia, cura con l’editrice Kurumuny un packaging strepitoso, che rende il disco non l’ormai deprimente pezzo di plastica senz’anima, ma un’opera d’arte nell’opera d’arte. [...] La voce di Muci è come scavata nella pietra grezza, frutto di un evidente lavorio del tempo, vissuto coltivando sensibilità, ‘annusando’ la realtà e ascoltando i maestri conosciuti (Uccio Aloisi? Matteo Salvatore? Enzo Del Re?). [...] Ascoltare per credere quel piccolo capolavoro di arte minima che ha per titolo “Tre doni” e apre l’album. Tre minuti di chitarra acustica, mandolino, fisarmonica e voce che sono un’esemplificazione illuminante di cosa può essere il canto popolare contemporaneo a ricalco, interpretato alla maniera dei cantastorie senza sottostare alla dittatura del bel canto ma con l’urgenza dell’espressività più autentica". 

 

Dario Muci: Il Sud e il Salento dei Cantastorie
Intervita a Dario Muci e recensione di Sulu (disco del mese)
di Salvatore Esposito
da Blogfoolk.com (10.06.2011)

"Come nasce Sulu, quali sono state le tue ispirazioni e qual è stata l'idea guida che ti ha animato nella sua realizzazione?
Vittorio Bodini in una poesia scrisse: “Un uomo del Sud, come immagina Dio, se non come storto olivo e perenne rovina?”. Leggere Bodini è stata la chiave che ha aperto questa mia riflessione sul sud. In questo disco c’è la voce del sud, non la mia, ma la voce della gente che non ha niente, sfruttata e che non arriva a fine mese. Mi piace cantare per gli “ultimi” e ho dedicato questo lavoro a chi ha lasciato la propria terra per fame e sogni mancati. Grazie a Bodini, che definisco il poeta del sole, è nata l’idea di questa pubblicazione; leggendolo mi ha fatto conoscere un altro sud che non è solo Salento, non è solo musica, sule, mare e jentu. La mia è semplicemente una forma di riproposta attuale, nuova ed uso essenzialmente la voce, strumento di socializzazione riconosciuto dalla tradizione orale salentina per raccontare gli scenari in cui versa il Sud, il mio Sud: le condizioni dei migranti, il razzismo e l’intolleranza, il peso delle politiche ingiuste nella distribuzione delle ricchezze e delle risorse".

 

Musica di Dario Muci: l’amaro dalla melodia
Recensione di Marco Pedullà
da Bolognanotizie.com

"La prerogativa di molti cantanti è impadronirsi delle tecniche del canto per diventare bravi interpreti o coristi. Per altri, però, specie per i cantautori, il bisogno non è solo quello di saper cantare, ma quello di insegnare componendo. Solo così, riescono a mitigare l’inappagabile necessità di fare musica per dare notizia. All’interno di questi “altri” si colloca Dario Muci, il cui compito in Sulu, il suo ultimo album da solista, pubblicato in collaborazione da AnimaMundi e Kurumuny, è quello di denunciare cantando le problematiche del Sud Italia, e principalmente del Salento. [...] Di questi, e di molti altri disagi sociali canta Dario, ricorrendo allo stile tipico del cantastorie meridionale, ma con l’aggiunta di brevi richiami al blues e al jazz. In un gioco di accordi strumentali, accompagnati da una voce che alterna rabbia, dolcezza e ironia, si anima la sensibilità del narratore tra la resa e la lotta, in un inno dove l’omertà è alimentata nell’ombra degli sguardi dei timorosi che negando l’esistenza fingono di stare meno male".