Intervista a Les Troublamours

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intervista a cura di Osvaldo Piliego, pubblicata su CoolClub di Agosto 2007

Il piccolo comune griko ospita una serata dedicata alle nuove
produzioni di Anima Mundi, l’etichetta discografica tutta salentina. Alle 21,00 si parte con la proiezione di Le storie cantate un documentario sui cantastorie di Puglia di Daniele Trevisi e Nicola Morisco. Sulle traccie della tradizione musicale pugliese, scritta e non scritta. In questo viaggio musicale, a tracciare il percorso sono le testimonianze dei cantori della meridionalità, da Uccio Aloisi a Tonino Zurlo, da Enzo del Re alla formazione corale dei Cantori di Carpino, per concludere con Matteo Salvatore. Alle 22.00 spazio alla musica di Tonino Zurlo che presenterà i brani del suo nuovo cd Nuzzole e pparolu (semi e parole). Secondo Moni Ovadia, Tonino è l’erede di una immensa tradizione e la incarna come prima di lui Matteo Salvatore. La voce di Tonino viene da lontano e va lontano, erompe dalle radici profonde di una cultura bassa, dalle viscere della terra di una storia secolare entra nelle sonorità odierne che si inchinano davanti al nerbo del suo talento e hai la netta impressione che ogni possibile invenzione tecnica e stilistica del futuro sarebbe onorata di mettersi al servizio della sua
nobile arte “cafona” che e’ simultaneamente passato, presente
e futuro.

Les TroublamoursLes TroublamoursAlle 23.00 i francesi Les Troublamours presentano il nuovo cd
Ama l’acqua. Ospiti della serata Giorgio Distante (tromba) e
Maria Mazzotta (voce).
Nel nuovo cd i Balcani incontrano le percussioni del sud Italia, nei ritmi di tarantelle, pizziche e tammuriate dall’emozione accesa, che a loro volta si intrecciano con caldi tappeti ritmici di matrice africana, ai quali si aggiunge il canto, che si fa affermazione di una gioia selvaggia, panica, ed espressione di un blues gitano.

Abbiamo parlato con Emmanuel.

L’Italia e la Francia si incontrano in un mondo musicale unico. Chi sono i Troublamours?
I Troblamours sono i lontani discendenti dei trovatori (Troubadours), musicisti poeti itineranti che segnarono i loro cammini nel medio evo. I Troublamours sono il frutto di un errare moderno che vuole che le nostre radici si perdano un po’ dappertutto in Europa, e nel mondo... ma più in particolare verso l’Italia terra dall’incredibile
patrimonio musicale.

Il vostro immaginario è pieno di riferimenti, da dove prendete la vostra ispirazione?
I riferimenti sono già molteplici all’interno di ciascuno di noi, e il fatto di lavorare in gruppo (cinque musicisti) li arricchisce inevitabilmente. Per riassumere: la nostra musica va dal jazz alla canzone realista francese passando dalla musica tradizionale. Per quello che mi riguarda,io mi ispiro soprattutto alle tradizioni musicali italiane e balcaniche. Il mio immaginario è abbastanza marcato dalla nostalgia e malinconia ma la musica arriva ad equilibrare questi sentimenti apportando più gioia e ritmo... ridere e piangere nella stessa canzone, sognare e danzare sullo stesso pezzo.

E il vostro incontro con Anima Mundi?
Il nostro incontro con Anima Mundi è prima di tutto una storia di amicizia con Giuseppe. È cominciata nelle strade di Otranto cinque anni fa e prosegue nel presente nel migliore dei modi, abbiamo realizzato due dischi insieme.

Come sarà il nuovo disco?
Il nuovo disco è stato registrato l’estate scorsa presso la masseria Torcito di Cannole in presa diretta acustica. È una scelta che abbiamo voluto fare per rompere con l’atmosfera meno spontanea dello studio. Abbiamo voluto qualcosa che fosse più vicina alla nostra musica che è suonata la maggior parte delle volte in acustico. Penso che la riuscita sia al livello dell’emozione e dell’energia trasmessa. Musicalmente è un’altra cosa perche non potendo rielaborare i brani...bisognava essere nel momento ideale e con la giusta energia.

La strada, il viaggio, che importanza hanno nella vostra musica?
Come Troublamours, trovatori, la strada ha per forza di cose
una grande importanza. Siamo dei nomadi moderni, anche
se non siamo in continuo movimento, le nostre origini diverse e i nuovi mezzi di comunicazione fanno che il viaggio giochi un grande ruolo nella nostra musica e in tutte le musiche, credo. Ma le musiche che simboleggiano ancora meglio il viaggio sono sicuramente le musiche gitane, da cui il loro posto privilegiato nel nostro repertorio.

E se dovessi dare una definizione alla vostra musica?
Io credo e sempre di più “tarantella-gitano-guinguette”, musica dei nostri viaggi, della nostra storia d’amore con il salento, musica che nasce dalla nostra voglia di suonare dappertutto e il più vicino possibile alla gente per meglio toccarla, mescolarla, scompigliare i suoi sentimenti, un vero lavoro per dei troublamours!...

(O.P.)


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