Tonino Zurlo con i Motacuntu

Se la musica fosse un paesaggio, Tonino Zurlo sarebbe un piccolo monumento, qualcosa come un nuraghe brizzolato, ma al largo nel mare di vigne della Puglia, sotto il sole, e soprattutto in mezzo al vento. Che tutto muove. La forza di questo cantastorie sta tutta nel suo essere, aldilà di ogni parola pronunciata, l'immagine invisibile di qualcosa che, anche non essendo più, si ostina a voler essere ancora. Come il vento, appunto. Come la musica della tradizione popolare, quella che parla di un grano setacciato dalle braccia, dal vento stesso: cose che non esistono più. Eppure, quando lo si vede sul palco, Tonino, e si ascoltano le sue storie, semplici o sognanti, si ha l'impressione di essere tutti contadini, sbalestrati in mezzo ad un mondo ormai grigio e quadrato, ma ancora con una piccola anima tonda da estenuare e da lisciare con melodie, con parole cariche di senso, cariche come asini, con richiami e preghiere lancinanti.
E' così che ci avviciniamo a capire Tonino Zurlo: con la poesia, con la domanda, con l'immagine della terra e del sole. Tonino diventa egli stesso un paesaggio musicale, su cui poi intervengono altri, suonatori e cantanti, a sottolineare, ad interpretare, a sognarci sopra. A ripetere ritmi ostinati, a dare forza, a spingere avanti qualcosa che non c'è più, e di cui abbiamo terribilmente bisogno: la nostra coscienza. Lo spettacolo mette davanti agli occhi del cuore di ogni spettatore la sua fragilità, e la forza che vi possiamo riscoprirvi: ascoltarlo cantare dritto verso la meta, mentre intorno lo si frastuona di suoni e di parole altrui è segno dei tempi, è una splendida confusione, messa in scena per amore della musica che fu, e che con Tonino vuole essere ancora canto a piena gola, e gioiosa speranza di riscatto.

Lo spettacolo dal vivo. Tonino Zurlo con i “Motacuntu”



Come prologo Tonino Zurlo, il nostro cantastorie ostunese, canta le sue canzoni, che non sono canzoni ma storie, ora comiche ora drammatiche, ma sempre d’ispirazione ancestrale. Nella seconda parte il concerto prende volo perché “l’anima è leggera” , prende una nuova forma poetica,grazie al supporto sonoro e vocale dei “Motacuntu”, che amplificano melodie, suoni ,parole,rime. Emozioni e poesia del cantastorie ostunese. Inoltre alcune canzoni sono recitate, interpretate,”ri-poetizzate” in lingua dall’attore Ivan Dell’edera, che né esplora altri aspetti poetici e benefici emozionali. Lo spettacolo dal vivo cosi è veramente vario, altamente poetico.

Aprite i cuori sta cantando Tonino Zurlo.

I “Motacuntu” sono:
Marianna Campanile: voce, nacchere e tamburi a cornice.
Andrea Bitonto: voce e chitarra classica.
Giuseppe Volpe: fisarmonica.
Mauro Semeraro: mandolino.
Ivan Dell’edera: voce recitante, tamburi a cornice, chitarra Battente.

Pubblicazioni:

  • “Jata Viende” prod. Circolo Gianni Bosio.
Dir.musicale:Paolo Mastronardi
  • “Nuzzole E Parole” prod. Anima mundi.